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05
ott

Acqua in bocca

Di Camilleri e Lucarelli.
Un cadavere, due pesci rossi, quattro mani e centootto pagine. Questo è in numeri l’intenso (leggi brevissimo) lavoro di due dei più grandi giallisti italiani di tutti i tempi.

La forma

Il racconto, breve e molto divertente, a tutti gli effetti è un romanzo epistolare: la stesura del libro è avvenuta nell’arco di due anni durante i quali gli autori hanno avuto un fitto scambio di lettere , una sorta di partita a scacchi a distanza in cui, partendo da un curioso omicidio, hanno messo in gioco le loro doti di scrittori a colpi di inventiva ed umorismo.

La sostanza
I protagonisti del racconto sono i più celebri personaggi dei due scrittori, il commissario Montalbano per Camilleri, l’ispettrice Grazia Negro e l’ispettore Coliandro per Lucarelli.
La sfida è evidente da subito, e non è solo un esercizio di stile: è divertimento puro e semplice dalla prima all’ultima pagina.

Lucarelli apre la partita, ma é Camilleri a prendere in pugno le redini del racconto: Montalbano è la vera star e Grazia Negro è solo una spalla, seppur di alto livello. Degno di nota è l’imprevedibile commissario Coliandro: non vi svelo il suo ruolo nel racconto, ma lui da solo vale a Lucarelli il premio Zelig per le battute migliori.

Non posso scendere più nel dettaglio della trama: rischierei di dire troppo. E forse anche di scrivere un riassunto più lungo dell’originale.

Conclusioni

Se avete un viaggio da affrontare, è il libro che fa per voi: divertente e maneggevole. Consigliato.

In sintesi

+1 Divertente

+1 Scritto bene

-1 Molto breve, al limite del frammentario

Totale +1

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