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12
nov

la compagnia del corvo

Di James Barclay.
Un libro vecchio stile. Più che altro vecchio per i miei gusti.

L’edizione
Mi sono avvicinato a questo libro principalmente per sua la copertina che  spicca tra i nuovi arrivi in libreria per eleganza e sobrietà.
Nella copertina viene propagandato come un libro che “aggiunge nuova linfa al fantasy”, che parla di forza e amicizia, di mercenari e lealtà.
Ottimi ingredienti per un tomo di spessore.

Chi ben comincia
Il libro inizia in maniera scoppiettante: un rapimento, una battaglia, ritmo e muscoli in bella vista. Si capisce subito il carattere del corvo, il manipolo di mercenari compatto e professionale che combatte per soldi e non per la gloria, senza per questo perdere la sua umanità.

È solo a metà dell’opera
Detto questo il libro comincia la sua fase calante. Siamo ancora al primo capitolo.
I personaggi del libro sembrano tratti da una avventura di d&d. In effetti tutto il libro ha lo stile che ha caratterizzato tutta una generazione di libri fantasy, cominciata con le Cronache di Dragonlance. Quello stile però è stato sorpassato da venti anni. Mi spiego meglio.

I personaggi sono monolitici, scolpiti nella roccia o, se preferite, nelle classi a cui appartengono. Il mago, nero o bianco, enigmatico e potente. Il barbaro burbero dalla buona spada. Il guerriero duro e puro.

Il continente in cui si svolge l’azione è molto semplice e la mappa molto poco curata e non verosimile. Si tratta di un’isola quadrata circondata dal mare, perfetta per un gioco di strategia in cui non si possano usare le navi. L’isola è divisa precisamente a metà da una catena di monti dotata di  un unico valico posto proprio nel centro del quadrato.

L’ambiente è abbastanza rozzo, non interessante ai fini della narrazione, ma pur nella semplicità sono comunque forti le somiglianze con il mondo dei draghi del crepuscolo d’autunno: ci sono diverse dimensioni, alcune di esse abitate da draghi senzienti alla conquista di nuovi mondi. Ci sono reliquie ed amuleti del passato, dei catalizzatori disseminati nel mondo. Mancano solo gli uomini lucertola (meno male: li ho sempre trovati agghiacianti).

Incantesimi e vecchi merletti
L’uso della magia è abbastanza disinvolto, tuttavia il modo in cui lo scrittore la usa ricorda molto quello di un videogioco di ruolo: quando il personaggio è carico lancia un “pioggia di fuoco” e invoca “scudo di pietra” per parare.

Un tempo questo espediente era molto utilizzato perché simile ad una invocazione da gioco di ruolo, quindi in sé  molto evocativo perché portava alla mente la quest giocata la sera prima con gli amici. Questa tecnica è stata utilizzata anche per risparmiare al lettore la infinite descrizioni degli incantesimi ed arrivare al sodo.

Il mondo è cambiato.

Adesso si gioca online a word of warcraft e quando si legge non si vuole ricordare la battaglia virtuale della sera prima. Io voglio emozioni! Voglio divertirmi, amare o odiare un personaggio, stupirmi e appassionarmi. In questo senso voglio leggere di “incantesimi”, non di “tecniche di magia”. Questo rende vecchio il libro, per questo oggi gli scrittori tendono a scrivere degli effetti delle magie, delle scelte che portano ad un atto magico e se possibile tralasciano il “cast” (l’atto di lanciare).

Questione di vita o di morte
Basta coi fantasy in cui i personaggi godono di una inattesa immortalità! Specie se coniugata con un effetto “tutine rosse” di Star Trek. Ricordate la serie storica? Quella del capitano Kirk, per intenderci: lui spesso scendeva su un pianeta ostile vestito di giallo accompagnato dai suoi ufficiali vestiti di blu, più alcuni membri dell’equipaggio di grado inferiore come scorta, vestiti di rosso: se le cose si mettevano male, i primi e gli unici a morire erano sempre loro.

La compagnia del corvo coniuga entrambe questi aspetti. I personaggi principali sono immortali, per fortuna bravura e grado: è vero che nel fantasy si può dire e fare tutto, ma non proprio senza vergogna! Mi ricorda… i giochi di ruolo: oggi mi sento un disco incantato,per l’occasione un 33 giri. I personaggi secondari invece indossano loro malgrado la tutina rossa.

Citazioni

Tutto il libro è costellato più o meno inconsciamente da citazioni. Ad esempio chi di voi ha letto il Signore degli anelli o una trilogia di Shannara non farà difficoltà a trovare numerose similitudini. Tuttavia non si può parlare di scopiazzature, piuttosto di riletture e rielaborazioni che danno vita ad un soggetto tutto sommato originale. Se vi capita fateci caso: potrebbe rendere più interessante la lettura.

Conclusioni
Hai nostalgia dei bei vecchi tempi? Non leggi un fantasy da 20 anni e vuoi reiniziare adesso? La compagnia del corvo fa per te: non è scritto male, certo è un po’ più lungo del dovuto, ma neanche il Signore degli anelli è privo di parti inutili.

Se invece siete come e cercate davvero la nuova linfa del fantasy, leggete altro.

In sintesi
+1 inizio promettente
-1 non mantiene le promesse
+1 adatto ai nostalgici
-1 scrittura vecchio stile
-1 abuso di risurrezione
+1 finale in crescendo

Totale +0

02
nov

Il guardiano degli innocenti

Di Andrzej Sapkowski.

Dalla prefazione: “Su richiesta di Andrzej Sapkowski, questo libro è stato tradotto dal polacco, senza l’ intermediazione di altre lingue. È stata una richiesta rivolta dall’autore a tutti i suoi editori stranieri e da tutti accolta; ovviamente pure la Casa Editrice Nord è stata ben felice di recepirla”. 17 anni dopo.

Ebbene sì! Il libro di cui vi parlo oggi risale all’inizio degli anni ’90 e solo oggi è arrivato nelle librerie, dopo il grande successo in patria e probabilmente grazie al videogioco “The Witcher” che dà vita a Geralt di Riva, il cacciatore di mostri.  L’edizione è molto curata e la copertina molto accattivante. Non ho saputo resistere: ho dovuto prenderlo, anche se una vocina acida sussurrava e mi avvertiva: c’è puzza di fondo di magazzino!

Facciamo conoscenza con Geralt

Le prime pagine sono molto evocative e portano il lettore a metà strada tra il cielo e la terra, in un regno di fiaba in cui un valente guerriero non fa fatica a diventare un eroe. Peccato che Geralt non sia propriamente un eroe, ma un mercenario: sconfigge i mostri per denaro. Lui è forte, intelligente, valoroso, ma è anche costoso,  di poche parole, ed è  dotato di quella innata antipatia che caratterizza un po’ tutti i personaggi sovrumani taciturni e saccenti.

Sì, perchè lui non è completamente umano, è uno strigo: un uomo più forte, più veloce e più abile degli altri. Curiosamente il suo desiderio più grande pare essere quello di diventare un uomo semplice e vivere una vita semplice, cosa che misteriosamente gli sfugge.

Geralt è un quasi onnisciente, è la voce dello scrittore che spiega a posteriori cosa è successo invece di farlo vedere mentre succede: il lettore non ha la minima possibilità di capire le dinamiche o lo svolgimento dei fatti.  Un difetto non da poco.

La trama

Il libro è un insieme di avventure, legate assieme dalla presenza di Geralt. Ogni episodio è autoconclusivo.

Geralt arriva in un posto.

Geral scova il mostro.

Geralt lotta contro il mostro.

Geralt vince.

Posto mostro lotta e vittoria

L’ambientazione è al contempo vecchia e nuova: Geralt vive in un mondo che è l’insieme di tutte le favole e di tutte le leggende che vi possano venire in mente. Pensatene una e la troverete almeno citata: vampiri, elfi, nani, ballerine, demoni del vento e dell’aria, diavoli fauni…

Qua e là sono disseminate chicche di vero genio: i sette nani che invece che fare i minatori preferiscono derubare i passanti, o una novella biancaneve che invece che nascondersi dalla regina torna a vendicarsi. Il resto è noia.

In ogni episodio sono presenti scene di lotta o in generale di azione. Sono molto ben descritte, tuttavia la struttura stessa del libro toglie tutto il mordente: sono pura estetica. Sai esattamente che Geralt sta per fare la cosa giusta, che il cattivo morirà e che Geralt non si farà nulla: alla fine te lo spiegherà Geralt stesso.

Nonostante tutto, devo dire comunque che la lettura è stata nel complesso piacevole, e che le storie raccontate hanno tutte almeno un lato interessante.

Conclusioni

Lo scrittore sicuramente ha buone idee ed ha anche una certa bravura nel raccontarle (se trascuriamo il particolare da dilettante del personaggio onnisciente), tuttavia il risultato è un libro frammentario, che non lascia il segno.

Non lo consiglio, ma neanche lo sconsiglio: se proprio la copertina sta bene nella vostra libreria…

In sintesi

+1 Ottima edizione

+1 Trovate divertenti ed idee brillanti

+1 Autoconclusivo

-1 Frammentario

-1 Protagonista onniscente

Totale: +1

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