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Nessun dove

La copertina

Di Neil Gaiman.
Uno dei più affermati ed amati scrittori di libri fantasy, nella top ten delle vendite da anni, autore del libro di cui vi parlo oggi:  Neil Gaiman. Ho visto in libreria uno dei suoi libri più venduti, Nessun dove: date le numerose ottime recensioni ed il successo editoriale, ho deciso di fare conoscenza con questo scrittore.

Ma cosa avete letto?! Probabilmente non lo stesso libro che ho letto io!

La trama
Richard Mayhew è un promettente agente di borsa che vive una esistenza comune e noiosa. Una sera, mentre si reca ad una cena di lavoro con la sua futura moglie, all’improvviso vede una ragazza ferita e decide di soccorrerla portandola a casa sua invece che al pronto soccorso. La ragazza lo lascia, e lui si stupisce. Il giorno dopo, la bella ferita della sera prima si è completamente ripresa:  gli dice di chiamarsi Porta, figlia di Portone, lo saluta e se ne va. In un altro mondo. Richard misteriosamente viene risucchiato in quel mondo: una Londra parallela a quella attue i cui abitanti non esistono per il mondo che noi conosciamo. Fin qui la parte comprensibile (anche se surreale). Poi inizia il racconto delirante in cui due loschi ceffi danno la caccia a Porta dopo averle sterminato la famiglia. Si susseguono rapidamente eventi improbabile e impossibili, che portano il protagonista a scoprire il mondo di sotto. La vicenda dunque si tinge di giallo: i morti e gli assassini sono noti dal primo momento, ma non si conosce il mandante. Se non fosse che nel libro i personaggi si contano sulla punta di una mano e solo uno di loro è in grado di assoldare gli assassini. Non vi dico di più sulla trama per non togliervi quel poco di sorpresa che c’è.

Basta volerlo
Il difetto peggiore del libro è senza dubbio la totale mancanza di regole  e la totale anarchia che domina la Londra di sotto, limitata unicamente dalle necessità dei protagonisti. La Londra di sotto è un mondo senza vincoli, o meglio, i vincoli ci sono, ma l’autore o li crea al momento del bisogno del protagonista o li usa per stupire il lettore (per altro senza riuscirci, dato che se i personaggi sono onnipotenti tutto perde di senso e di peso), o li modella in modo da uscire da situazioni impossibili (deus ex machina).
Il risultato è un mondo che non convince, strambo e per nulla fantastico.

Il senso della vita
Mi ha molto colpito la totale assenza di valore che ha la vita: sono presenti molte comparse che sono solo marionette, il cui unico scopo è compiere una singola azione per i protagonisti.  Svolto il loro compito… semplicemente muoiono, alla maniera delle tutine rosse di Star Trek. Ricordo ad esempio la giovane che deve accompagnare Richard al mercato: per farlo passano da un ponte buio e pericoloso che, come pare che tutti sappiano, spesso prende vita ed uccide i passanti. Ovviamente l’ accompagnatrice è spacciata nel momento stesso in cui mette piede sul ponte. Perché non hanno cambiato strada? Perchè ancora usano quel ponte? Penso che l’autore non sapesse come sbarazzarsi di lei.

Un serpente che si mangia la luna
Tutto il libro è pieno zeppo di metafore. Alcune sono azzeccate e divertenti, ma spesso sono solo dei riempitivi o, peggio, sono del tutto campate in aria e non evocative. Scopo di una metafora è spiegare al lettore una situazione distante dalla sua esperienza per mezzo di una situazione a lui più familiare. Ma voi mi sapete dire come è un uomo “che sembra un serpente che tenta di mangiare la luna “?

I personaggi non credibili
Se ancora hai intenzione di leggere nessun dove, salta al prossimo paragrafo: spoiler in arrivo.

Cominciamo con Richard: una sera, mentre sta andando a cena fuori con la ragazza, vede Porta ferita e sanguinante e la vuole soccorrere. La sua fidanzata propone di abbandonarla. Lui invece decide di aiutarla e di portarla a casa. Neanche fosse un cagnolino! Forse nel mondo di Gaiman i pronto soccorso non esistono. Bella coppia: una arpia ed un mentecatto depravato.

La ragazza ferita si chiama Porta. Suo padre Portone. Il mestiere di lei è aprire porte, naturalmente.

Richard e Porta si fanno accompagnare da una guardia del corpo, Hunter, una cacciatrice leggendaria. Alla fine dell’avventura, Quando ormai il suo compito di protettrice è venuto meno, incontra una bestia sovrannaturale: trova proprio sulla sua strada lo scontro epico che tanto ha cercato. Essendo finito il suo compito, mi era ormai chiaro che sarebbe morta. Di più: muore miseramente, alla prima carica del bestione che non fa altro che calpestarla. Peggio: lo uccide Richard, il goffo commercialista la prima volta che impugna un’arma.

Riassumendo

Un libro largamente sopravvalutato: una pessima storia, raccontata male, farcita di stupidaggini. Assolutamente sconsigliato.

In sintesi

- Pessima storia

- Pessimi personaggi, non credibili

- Stile da rivedere, con metafore fuoriluogo

- Storia irrazionale e, nei pochi punti di razionalità, assolutamente prevedibile

- Tempo rubato a me per leggerlo

+ Cattivi divertenti, la parte migliore del libro

Totale -4

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